Sindrome fibromialgica, parla l’immunologo Angelo Maria di Fede

La sindrome fibromialgica è una patologia su cui si stanno evidenziando risultati andando ad agire sulla salute dell’intestino.

Di sindrome fibromialgica parla il dottor Angelo Maria di Fede a margine della trasmissione Oltre il farmaco, realizzata da Telecolor in collaborazione con Citozeatec.

Sentite l’intervista in cui il dottor Di Fede parla dell’approccio alla fibromialgia e ad altre patologie. Sul tema vi propongo un estratto da un articolo pubblicato dalla rivista Pianeta Medicina e Salute.

Fibromialgia: il dolore negato

A cura di Simonetta Adamanti, Specialista in Terapia del Dolore, Comitato scientifico Pianeta Medicina & Salute

Il termine deriva da “fibro” (tendini e legamenti), dalla radice mios (muscoli) e da algia: stiamo parlando quindi di un dolore diffuso a muscoli, legamenti e tendini, che non coinvolge direttamente le articolazioni, noto certamente da secoli, anche se solo negli anni ’60 del ‘900 gli studi del Prof. Sicuteri, lo caratterizzarono da un punto di vista nosologico, proponendo inizialmente il termine “Panalgesia” o “Panalgia”, per meglio descrivere il carattere ubiquitario del dolore. Dello stesso parere era il Padre della Algologia italiana, il Prof. Mario Tiengo, che chi scrive ebbe l’onore di conoscere e frequentare, da giovane specializzata, essendo inserita nella Segreteria scientifica di alcune sue pubblicazioni. La IASP, International Association Study on Pain, decise invece  per il termine attuale, più restrittivo ma più preciso per una patologia prevalentemente femminile spesso incompresa, non solo da familiari, amici e colleghi ma anche spesso dal medico, generando un circolo vizioso nella paziente che solo negli ultimi anni vede una concreta risposta nel tentativo di alcune regioni di ottenere a livello ministeriale il giusto riconoscimento per una patologia che spesso diviene invalidante. La Fibromialgia (FM) o Sindrome fibromialgica o “Sindrome di Atlante” è una patologia multifattoriale caratterizzata da aumento della tensione muscolare, con dolore di tipo fluttuante, a percezione aumentata, associato ad astenia, disturbi del sonno, ipersensibilità agli stimoli e calo dei livelli di serotonina, con conseguenti stati di ansia associata a depressione, patologia, quest’ultima, per lungo tempo considerata causa anziché effetto della patologia. Ne soffre una percentuale significativa, dal 2 al 5% della popolazione generale, al 90 % di sesso femminile.

Non esistono test ematologici o radiologici specifici, per cui la diagnosi, una volta escluse eventuali diverse patologie con diagnosi differenziale, resta esclusivamente clinica, attraverso digitopressione di punti specifici (“tender points”). L’inevitabile lentezza diagnostica contribuisce ad indurre l’insorgenza di problematiche di natura psicologica che portano la paziente ad una sorta di isolamento nella vita lavorativa ed affettiva, in quanto spesso considerata “ipocondriaca”, portata ad esagerare il proprio problema e i propri sintomi. Le sedi del dolore maggiormente coinvolte sono colonna vertebrale brale, spalle, cingolo pelvico, braccia, polsi, cosce. L’insorgenza è di norma in età adulta, più raramente in età pediatrica e durante l’adolescenza e viene attualmente indicata al secondo o terzo posto tra le patologie reumatiche, con una prevalenza compresa tra il 12% e il 20%.

Terapia

I trattamenti per la sindrome fibromialgica sono di varia natura e tuttora in fase di valutazione, è fondamentale che il paziente stia a riposo se molto stanco o con dolori acuti, ma mai immobilizzato, per non ampliare il sintomo di rigidità. Vengono suggeriti movimenti che coinvolgono i muscoli dolenti, distendendoli e rimanendo in tale posizione per 30 secondi, ripetendo più volte l’esercizio. L’attività fisica deve essere continuativa, ma non intensa progressivamente aumentata senza eccessi. Una buona percentuale di malati risponde positivamente a tecniche di rilassamento e yoga. Fondamentale è il recupero del sonno. Il paziente deve evitare lavori troppo pesanti a livello fisico e dovrebbe risiedere in ambienti caldi e asciutti. Dal punto di vista della alimentazione il soggetto fibromialgico dovrebbe limitare proteine animali, caffé, tè, zuccheri raffinati e superalcolici, assumere proteine vegetali, infusi e tisane, frutta e verdura e privilegiare cereali integrali. Da un punto di vista farmacologico non esiste una terapia universalmente accettata e scientificamente provata.Più dei farmaci antiinfiammatori non steroidei vengono impiegati miorilassanti e S-adenosilmetionina, oppure ansiolitici, da impiegare comunque per periodi limitati, in quanto dopo una lieve attenuazione iniziale dei sintomi dolorosi determinano costantemente incremento dei problemi cognitivi e percettivi spesso presenti nella malattia. L’efficacia di antidepressivi triciclici e di fluoxetina e duloxetina è solo nel breve periodo e finalizzata al miglioramento del sonno, se non in caso di evidente comorbilità. La melatonina può migliorare insonnia e dolore, per meccanismi diretti e soprattutto indiretti. Farmaci antiepilettici come gabapentin e pregabalin, farmaci analgesici centrali oppioidi, come tramadolo e codeina/paracetamolo, e antiparkinsoniani (pramipexolo) vengono usati con una certa frequenza in casi gravi e per brevi periodi, dati i pesanti effetti collaterali (sonnolenza, deficit cognitivo, alterazione della frequenza cardiaca, vomito, tremori, edema, problemi psichici, ipotensione). Gli oppioidi, a parte codeina e tramadolo, hanno ruolo marginale nel trattamento della fibromialgia, in quanto agiscono sulle vie del Dolore a livello centrale, non coinvolto in questa sindrome che sembra utilizza altre vie di trasmissione del dolore, tutte ancora da indagare, presentano inoltre effetti collaterali rilevanti ed inducono dipendenza e tolleranza nel tempo. Molti pazienti registrano importanti miglioramenti nella sindrome fibromialgica con l’uso terapeutico di Cannabis, dai noti effetti analgesici, miorilassanti, antidepressivi, ansiolitici e favorenti miglioramento qualitativo del sonno, con lievi effetti collaterali. La situazione regolatoria per queste sostanze è comunque ancora molto fluida. I farmaci steroidi (cortisonici), di cui un tempo si faceva largo impiego in questa patologia, sono oggi considerati controindicati, se non a dosaggio molto basso. Gli integratori di magnesio, potassio, calcio e polivitaminici sono usati senza un preciso razionale e con risultati variabili. Agopuntura, ossigenoterapia, ozonoterapia e altri metodi alternativi parimenti non offrono risultati uniformemente apprezzabili. Particolare interesse sta destando la possibilità di intervenire a livello enzimatico (TCE: Terapia Complementare Enzimatica) utilizzando Integratori biodinamici, non sostitutivi di farmaci e certamente utili nel resetting di anomalie metaboliche multifattoriali presenti nella sindrome fibromialgica.

By |2018-06-27T11:07:14+00:00luglio 12th, 2018|Salute|

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Mamma, giornalista, curiosa della vita sempre in cerca di novità: tutte queste caratteristiche mi hanno portato ad iniziare un viaggio nel mondo olistico, un vero e proprio raggio di sole in un presente in cui il grigiore troppo spesso prende il sopravvento.

2 Comments

  1. Alessandra Moreschi 13 luglio 2018 al 7:53 - Rispondi

    Sono una fibromialgica conclamata dal 2011 e non mi arrendo. Sono in cura presso il reparto di reumatologia del Sant’Orsola e presso il reparto di Terapia del dolore al Bellaria a Bologna. Il quadro è complicato da una grave artrosi. Dopo aver provato veramente di tutto anche la cura del dottor Mainardi, sto trovando giovamento con gli antiepilettici che mi hanno portata a poter sostituire la morfina. Grazie per questo articolo completo nelle informazioni e molto attento anche al danno psicologico che la malattia porta come prima conseguenza. Condivido❤️

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