Il paese di Babbo Natale e il viaggio di Michele Squeri

A cura di Michele Squeri che abbiamo intervistato alla vigilia della sua partenza per il paese di Babbo Natale, dove parteciperà ad una gara in bicicletta sulla neve.

In viaggio vero il paese di Babbo Natale

Tutto parte da un sogno: io sono un viaggiatore.
Da sei anni mi stava aspettando, tranquilla, dentro alla rimessa.
sommersa da oggetti di ogni tipo, da cose che “non andavano buttate perché avrebbero potuto servire in ogni momento” come vecchi copertoni di auto, sacchi imbottiti di peluche, tavole di legno e materiale edile.
l’ho liberata da tutte le cianfrusaglie, le ho gonfiato le gomme, l’ho spinta fuori, l’ho sistemata sotto al portico, ho preso attrezzi vari e, finalmente, ho dato inizio alla mia nuova avventura: sfiderò il circolo polare artico con cinque ruote!
tre di queste ruote, motorizzate, dovranno portarmi fino a rovaniemi e ad un auspicato ritorno, le altre due mi permetteranno divagazioni ed escursioni lungo il percorso, spinte solo dalla mia forza fisica e dalla mia volontà.

al momento, la parte che più mi preoccupa è rimettere l’ape in grado di percorrere i previsti diecimila chilometri che la aspettano, tra andata e ritorno, perché si deve assolutamente tornare a casa.
non mi era mai successo di essere così convinto di quello che volevo fare e così in anticipo, che già a febbraio, a pochi giorni dal ritorno dal viaggio precedente, avessi le idee così chiare sull’avventura successiva.
credo che sia ora ormai di spiegare di cosa si tratta addentrandomi nei particolare, per quanto mi sia possibile al momento.

partendo dal giardino di casa, raggiungerò rovaniemi, tremilacinquecento chilometri più a nord, seguendo la strada più diretta, per poi partecipare ad una gara di biciclette sulla neve.

centocinquanta km da percorrere in meno di tre giorni, organizzandomi in proprio per trascorrere notti all’addiaccio e per i pasti. Preciso che la gara si svolge tutti gli anni… a febbraio!
lungo il percorso fatto con l’ape, mi concederò deviazioni di uno o più giorni in bicicletta che, oltre a permettermi di vedere posti, serviranno a tenermi in forma per l’evento finale.
inutile dire che la mia “vittoria” sarà quella di arrivare in fondo alla gara nei tempi regolamentari, certamente non ho aspirazioni di classifica.
mi ripropongo, quindi, di raccontare qui la preparazione, le speranze, i dubbi, i progetti, gli scazzi e, soprattutto, lo svolgimento di questo viaggio che vedo intriso di difficoltà ambientali e tecniche e, forse proprio per questo, mi attira e coinvolge enormemente fin da subito.
Il motivo di un viaggio, (anzi, dei miei viaggi) è quello di trovare storie da sentire, da vivere e, in secondo luogo, da raccontare.
a volte basta poco, un calcio ad un sasso, una nuvola strana sulla testa, una pioggia improvvisa e ci si trova dentro ad una storia, il seguito dipende solo dalla capacità e dalla voglia di lasciare aperte le porte, di lasciar andare le sensazioni per le strade che da sole si scelgono, di non chiudere gli occhi di fronte al grande pericolo di emozionarsi.
la verità è che con la scusa di questo viaggio, posso raccontarne mille.
che, con la scusa di raccontar storie, posso raccontare me.
perché io ho bisogno di scuse, per fare cose.

La meccanica dell’ape è, ormai, a posto, mancano piccole rifiniture alle “comodità di contorno” più o meno necessarie: riscaldamento, illuminazione supplementare, organizzazione del bagaglio.

nel frattempo insisto ad immaginare questo viaggio, a prendere informazioni che, comunque, non ricorderò nei momenti giusti e a cercare percorsi da fare in bicicletta.
l’attrezzatura invernale, invece: abbigliamento, scarpe ed accessori vari, dovrebbe essere, più o meno, al completo. alcune cose mirate, altre riciclate ed altra ancora riadattate… freddo, non ti temo!
non resta che riflettere su quel che sto facendo, su quello che sto per diventare e su quello che sarò, dopo questo viaggio.
Ogni partenza è fortemente voluta, desiderata e cercata.
a volte, anche il ritorno è imprescindibile, per un lavoro, per un amore, per la voglia delle proprie abitudini… pur alimentando la speranza di un viaggio senza ritorno, di un motivo che stravolga la mia vita al punto da divellerne le radici.
il viaggio è il posto migliore in cui perdersi, in cui, anzi, è auspicabile perdersi.
perdere la strada, che sia quella reale o quella dei nostri pensieri, è la più fortunata delle condizioni, è ciò che porta alle scoperte inaspettate che rimarranno per sempre a caratterizzare quei giorni, a farceli raccontare con enfasi, orgoglio e nostalgia, a farceli appartenere e ad appartenere ad essi.

Sul viaggio di Michele andrà presto in un onda su Telecolor un bellissimo servizio

By |2017-10-02T10:05:54+00:00ottobre 5th, 2017|Hello world !|

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