Novara pedagogista presenta UN DECALOGO ANTIFRAGILITA’

Novara pedagogista e fondatore del Centro psico pedagogico presenta il suo decalogo antifragilità durante il Convegno Nazionale CPP “Dalla parte dei genitori” che si tiene a Piacenza sabato 13 aprile con oltre 1000 partecipanti tra insegnanti, educatori e genitori (dalle 10 alle 17 presso il teatro Politeama di Piacenza), con Silvia Vegetti Finzi, Alberto Pellai, Michele Zappella, Susanna Mantovani oltre allo Staff CPP.

L’emergenza educativa degli ultimi anni, secondo Daniele Novara, dipende in buona parte da una “certa diffusa fragilità dei genitori”. E le evidenze ci sono:  aumento esponenziale delle certificazioni neuro-psichiatriche infantili,  forme di dipendenza dai videogiochi, disturbi del sonno ma anche fenomeni come la dispersione scolastica o l’assenza di obiettivi di studio o di lavoro. “Cambiare direzione, però, è possibile- dice il pedagogista, fornendo un decalogo che sotto vi riassumo.

  • Liberarsi dall’ansia da prestazione I genitori perfetti non esistono: quelli che si sentono tali rischiano di fare più danni in assoluto. Educare bene i figli è sostanzialmente un fatto organizzativo.
  • Tenere vivo il dialogo con l’altro genitore Oggi si assiste a una strana tendenza: parlare tantissimo, troppo, con i figli e pochissimo con il marito o la moglie. È parlando che si possono prendere le giuste decisioni, stabilire le regole educative condivise.
  • Dare (insieme) le giuste regole Una regola non andrebbe mai data da un solo genitore perché il bambino può credere che  ci sia margine per ribellarsi o fingere di non aver capito.
  • Essere concreti Fino agli 11-12 anni i bambini hanno bisogno di chiarezza, sono individui molto concreti, non hanno bisogno di fiumi di parole e spiegazioni sul perché e il percome.
  • Favorire le esperienze sensoriali Una buona educazione passa anche dalla gestione della dimensione digitale che deve essere centellinata e rimandata all’età giusta. Lo sviluppo cogntivo di un bambino, infatti, ha soprattutto bisogno di esperienze sensoriali, tattili, olfattive, uditive e così via.
  • Non urlare. Urlare non serve a nulla se non a dimostrare tutta la fragilità emotiva dell’adulto.
  • Uscire dal mito dell’ascolto. Una lamentela ricorrente di tante mamme? “Mio figlio non mi ascolta mai!” Invece l’idea dell’ascolto non ha a che fare con l’organizzazione. A mamma e papà non deve importare di essere ascoltati o ringraziati dai figli, ma solo che questi facciano la cosa giusta.
  • Non chiedere il suo parere A un bambino non si chiede “a che ora vuoi andare a dormire?”, “cosa vuoi mangiare per cena?”, “Quando ti va di fare i compiti?” come se fosse un adulto in miniatura. Il primo a non volerlo è il bambino stesso, che ha bisogno di regole, non di prendere decisioni al posto di mamma e papà.
  • Accompagnarlo all’autonomia Un altro punto critico? La preparazione dello zaino che, in molte famiglie, diventa un esercizio di stile, ordine e organizzazione per fare bella figura con le maestre. Peccato che, se lo zaino lo fa la mamma, il bambino non diventerà mai autonomo
  • Liberare gli adolescenti dal controllo Man mano che crescono i ragazzini si vogliono smarcare dal controllo materno e hanno bisogno della figura paterna che, senza accudirli, faccia da sponda negoziando gli orari, la paghetta o le uscite, creando la giusta resistenza che permetta allo stesso tempo al figlio di fare i primi passi fuori dal nido.