La storia di Tobia e il quadro del Verrocchio : l’arte per comprendere ed accogliere i fanciulli di 12 anni.

La Storia di Tobia è il punto di partenza di questo secondo articolo dedicato alla conferenza del maestro steineriano Franco Ulcigrai .

A cura del maestro Franco Ulcigrai

Come possiamo da adulti – genitori, educatori, accompagnatori – crearci delle giuste immagini di ciò che questo momento rappresenta per il ragazzo di dodici anni? Come possiamo valutare con profondità i segnali che il diverso sviluppo corporeo e animico ci fanno vedere? Cioè, a fronte di uno sviluppo corporeo spesso precoce e importante, riusciamo a percepire che l’anima è ancora fanciulla, se non più bambina?

Ecco che l’arte, quella che al sorgere dell’Anima Cosciente aveva il compito di preparare la coscienza desta che oggi abbiamo (o perlomeno dovremmo avere), ci dà delle immagini che ci aiutano a comprendere, non a capire, ma ad accogliere attraverso il sentimento ciò che si va sviluppando nel fisico e nell’anima.

Dobbiamo tener presente che, quando l’umanità non era ancora individualizzata come oggi, la comprensione dei fatti del mondo spirituale avveniva su un piano di sentimento, come potremmo appunto dire che avviene a 12 anni: attraverso l’arte (dipinti, sculture, edifici, grandi opere letterarie come la Divina Commedia – o Il Sogno di Olaf Aesteson) arrivava all’uomo la verità dei mondi. Egli sentiva che dietro al manifestarsi delle forze esteriori vi erano le forze del mondo spirituale, ed egli si sentiva inserito in

La storia di Tobia elangelo-il-Verrocchio-Leonardo

 questa doppia corrente. Ciò che noi oggi possiamo raggiungere con la consapevolezza (o con la sofferenza!) l’uomo fino al 1500, 1600, poteva accoglierlo solo in modo semicosciente, appunto attraverso le immagini.

Ricerchiamo dunque nelle immagini degli artisti che vissero nel Rinascimento, quelli che avevano appunto il compito di traghettarci verso l’epoca dell’Anima Cosciente. In realtà potremmo accorgerci che vi sono moltissime opere che nelle loro immagini portano significati e contenuti atti a risvegliare e a comunicare all’umanità il nuovo stato di coscienza a cui sarebbe stata chiamata dall’evoluzione spirituale.

Uno dei dipinti su cui vogliamo soffermarci è stato realizzato da Andrea del Verrocchio (qualcuno dice anche con la presenza di Leonardo da Vinci ) attorno alla fine del 1400. Il dipinto si riferisce alla Storia di Tobia (Tobiolo) dal Libro di Tobia che non è incluso nell’Antico Testamento.

Racconto della vicenda e osservazione dell’opera d’arte (nella foto).

Ogni volta che in un’opera d’arte vi sono delle “incongruenze” siamo di fronte ad elementi significativi che ci dicono che l’artista vuole comunicare qualcosa.

Nel quadro di Tobia e l’angelo abbiamo molte cose da osservare e da porre in relazione al nostro tema dei dodici anni:

  • Il modo in cui Raffaele accompagna Tobia la mano del ragazzo che non stringe il polso, ma si appoggia, delicatamente, tastando. Raffaele non sottrae il braccio ma non lo pone come a sorreggere Tobia. Gli è accanto ma non come si accompagna un fanciullo più piccolo.
  • Lo sguardo: Tobia guarda a Raffaele con espressione fidante e ingenua. La consapevolezza della loro impresa non gli è chiara, tutto è ancora non incarnato (Io) e Tobia dipende dalla presenza dell’Io che è rappresentato da Raffaele. A dodici anni si dipende ancora dalle figure di riferimento. Raffaele guarda verso il basso, come chi non ha bisogno di guardare dove va, al tempo stesso il suo sguardo è comprensivo/protettivo.
  • Gli abiti: Raffaele sopra la veste porta un mantello che in vita è tenuto da una cintura di cui si vede soltanto il cerchio in vita (volontà che è guidata), mentre il mantello dietro gli ricade diritto; davanti egli lo regge con la stessa mano su cui si tiene Tobia, il mantello lascia scoperto il petto ma protegge le due spalle, la schiena (eterico che protegge). Tobia ha la cintura svolazzante (volontà che non ha ancora trovato la sua direzione e guida), il mantello che dietro svolazza  e davanti non lo protegge per niente, ad eccezione della trachea e della gola  (la parola che ancora non ha potere,  e non deve essere sprecata o usata senza cura-  Raffaele non ne ha bisogno perché la sua parola invece  ha potere – questo avverrà con la discesa dello Spirito Santo, tra  i 12 e i 21 anni). I calzari di Raffaele sono leggeri, appena delle strisce (so dove portare i miei passi), Tobia indossa calzari alti e chiusi.
  • Cosa portano: Raffaele ha una scatolina (che contiene la cistifellea?), Tobia il rotolino probabilmente su cui è scritto il credito che va a riscuotere ( porta in evidenza che il motivo della sua spedizione non viene ancora da dentro ma è stato “ereditato” dal padre; a dodici anni non c’è ancora il forte moto interiore che ci spinge a intraprendere vie nuove, arriverà solitamente verso i 16/17 – cambio di scuola, anno all’estero), e il pesce di cui dovrà tenere cuore e fegato (sentimento e volontà che vanno tenuti /conservati)
  • Animali: detto del pesce (che qui, tratto fuori dall’acqua, quindi da una dimensione ancora non terrestre, non può aver spaventato Tobia come avviene quando lo vede arrivargli contro nel fiume), resta il cagnolino. Perché lo portano con loro? È piccolo, indifeso, spaventato, nella pittura appare quasi trasparente ( l’obiezione tecnica che è stato aggiunto dopo o che è sbiadito non convince appieno), timoroso, non certo in grado di difendere qualcuno come il cane da guardia; e poi non sta accanto al padroncino Tobia ma ben al sicuro dietro a Raffaele. L’astralità che muove i suoi passi dopo il nono anno non è ancora matura, con i dodici e ancor più con i tredici non sarà nel possesso del ragazzo, ma dovrà essere guidata, protetta, poiché lasciata sola farebbe la fine del cagnolino, quindi vittima di qualcosa o destinata a perdersi (mondi virtuali? amori virtuali?). Altri animali non ci sono, quindi cagnolino che non ha ancora compiti e pesce che però, per la sua natura spirituale e la sua provenienza dell’eterico è al di sopra della pura astralità, qui c’è un compito, ed è quello di risanare e di ridare nuova vita a Sara).
  • Paesaggio: oltre al consueto scenario di natura sulla destra un castello e un ponte su cui sono degli assedianti, stavolta in dimensioni realistiche, non come avveniva nelle pitture medievali (questo è anche una caratteristica dell’Anima Cosciente, con la conquista della prospettiva che ci consente di vedere le cose nella loro profondità). Sul fiume(eterico) si svolge la lotta per prendere il castello (corpo fisico). A dodici anni , e ancora fino ai 13,  il corpo fisico è dimorato da un buon senso che porta il ragazzo a non cadere negli eccessi e nelle sperimentazioni che caratterizzeranno gli anni dell’adolescenza: così avremo l’assedio al sonno (principale strumento rigeneratore delle forze), all’alimentazione ( strumento per dare energia ma anche ambito in cui si vive la convivialità, l’incontro), alla sfera della sessualità/affettività. Tobia e Raffaele fanno ciò che devono al fiume ma poi se ne allontanano, non è ancora quello il campo di battaglia, arriverà più tardi.
  • Ciò che vediamo e ciò che sentiamo: nel Libro di Tobia Raffaele è Azaria, figlio di Anania ( i nomi significano “Jahvè aiuta” e “Jahvè è benevolo”) e soltanto alla fine del libro si svela nella sua reale forma. Ma nel dipinto egli appare come Angelo, perché Tobia non vede ancora con la luce del pensiero e quindi lo sente come aiuto divino nella sua anima.
  • Ultima considerazione: nel quadro del 1637 di Rembrandt l’angelo è dipinto mentre, assolto il suo compito, se ne va e risale nelle altezze: l’uomo ora non riceverà più gli aiuti divini, dovrà egli stesso mettersi nella condizione di chiamare a sé le forze spirituali tramite le sue azioni e i suoi pensieri e sentimenti. Rembrandt ha il compito di dire all’uomo che tra luce e ombra si decide il suo destino.