Il maestro steineriano Franco Ulcigrai racconta il fanciullo di 12 anni.

Il maestro Franco Ulcigrai , in una recente conferenza, ha analizzato il momento di passaggio dei 12 anni in cui ‘le forze del pensiero si risvegliano prepotentemente , la corporeità è ancora “morbida” e l’egoismo appunto in fase nascente’. Questa è una citazione dell’ intervento del maestro, che vi invito a leggere integralmente in questo articolo e nel successivo. Qui sotto lo spunto di riflessione è estrapolato dal Vangelo. Nel prossimo articolo sarà  l’arte a fornirci ‘delle immagini che ci aiutano a comprendere, non a capire, ma ad accogliere attraverso il sentimento ciò che si va sviluppando nel fisico e nell’anima del fanciullo’.

A cura del maestro Franco Ulcigrai

Gesù nel tempio

ragazzo di 12 anni gesù nel tempio

Vangelo di Luca: Gesù si ferma a Gerusalemme con i dottori nel tempio. Giuseppe lo rimprovera e Gesù gli dice che “aveva a che fare con le cose del Padre suo”.

Significa che il proprio compito non è quello che si eredita ma quello che ogni individualità si è scelto.

Il primo momento biografico in cui questo viene avvertito è proprio verso i 12 anni; se a 3 anni il bimbo dice “io” ma senza esserne consapevole appieno (corporeità che scinde il legame quasi fisico con il cosmo), se a 9 anni avviene la prima dolorosa separazione dall’eterico materno e familiare ( si scioglie il legame nel sentire), a 12 anni la separazione avviene, si potrebbe dire, su un piano di consapevolezza profonda ma di carattere intuitivo: qui il ragazzo sente che la sua unicità – che a 13, 14 anni verrà vissuta più drammaticamente – porta con sé un compito, un destino individuale.

Spesso a 12 anni possono avvenire dei fatti che si riveleranno significativi per la vita; o ci può essere una visione, non scaturita dai pensieri o dalla fantasia, bensì da qualche regione più profonda, di ciò a cui la nostra essenza anela, appunto il nostro compito.

La nascita del pensiero capace di cogliere causa ed effetto scandisce un momento in cui il ragazzo vuole conoscere il mondo, le sue manifestazioni, le forze che stanno dietro ai fenomeni stessi.

Questo anelito a 12 anni è ancora “gentile”, si “accontenta” del vedere svelarsi le forze della materia e quelle più imponderabili (epoca di fisica), non pretende di sviscerare ogni cosa come avverrà 2 o 3 anni più tardi (alle superiori l’educatore non può permettersi l’approssimazione o l’incompletezza). C’è ancora meraviglia, stupore, entusiasmo (questo deriva dal sentire che con il mio pensiero riesco a percepire e comprendere il mondo!).

I dodici anni sono anche il momento in cui la maturazione corporea e sessuale fa nascere la forza dell’egoismo: Steiner dice che non va contrastata questa poderosa spinta, ma va ampliata fino a comprendere il mondo intero. Ciò che facciamo con la nostra pedagogia, in cui proprio dai 12 anni in poi non possiamo “restringere” le nostre vedute focalizzandole su esami o presunte idoneità a quanto il mondo scolastico richiede. Il maestro cerca di far sì  che, attraverso le materie e le diverse attività, i ragazzi conoscano, assaporino, si aprano a nuovi luoghi, fisici e dell’anima, si sentano in cammino su delle vie piene di porte, aperta una delle quali altre se ne aprono, senza limitazioni, ma tutte che conducono alla bellezza e alla vera conoscenza.

Non è casuale che le forze del pensiero si risveglino prepotentemente a questa età, in cui la corporeità è ancora “morbida” e l’egoismo appunto in fase nascente; viceversa la forza del pensiero porterebbe, in una corporeità troppo risvegliata, ad un senso di onnipotenza. Steiner dice che se a questa età, e ai 13 e 14, non portiamo un insegnamento ricco di fantasia e di esperienze, l’effetto sarà duplice per maschi e femmine: i primi svilupperanno una sete di potere (bullismo, sopraffazione fisica), le seconde erotismo e seduzione. La nostra attualità conferma tutto ciò.