Eubiosi e probiota intestinale, approfondimento con il dottor Angelo Maria di Fede

Dopo i vari approfondimenti video su eubiosi, microbiota, probiota intestinale, vi voglio proporre un approfondimento scritto.

Si parla di eubiosi e probioti e si tratta della sintesi di un articolo a cura del dottor Angelo Maria Di Fede pubblicato sulla rivista Pianeta medicina e salute. Il dottor Di Fede è Specialista in Allergologia ed Immunologia clinica, Specialista in Geriatria e Gerontologia, Specialsta in Medicina preventiva

a cura di Angelo Maria di Fede

Un tempo si riteneva che l’intestino fosse semplicemente un contenitore in cui fluivano alimenti in fase di digestione e succhi digestivi, deputato solo all’assorbimento di nutrienti: oggi sappiamo che in realtà l’intestino ospita un intero mondo, il Microbiota intestinale, autentico universo dentro di noi, un ecosistema che comprende moltissime specie microbiche e che rappresenta una porzione strutturale dell’apparato digerente. Altri microbioti sono quello cutaneo, quello respiratorio e quello genito-urinario, ma il più studiato è certamente il microbiota intestinale, composto da tantissime “comunità” microbiche, ognuna delle quali svolge un compito preciso, all’interno di un equilibrio che prende il nome di “eubiosi”, in relazione col nostro organismo, in contrapposizione alla “disbiosi”, che si realizza in condizioni patologiche: quando ci alimentiamo, in pratica, per primi nutriamo i batteri “probiotici” che in sconfinato numero vivono dentro di noi e, se il pasto era adeguato, questi ce ne saranno grati… Una flora batterica adeguata è infatti supporto necessario al normale funzionamento dell’intero organismo, influenzando non solo il benessere intestinale ma lo stato di salute generale, sia attraverso la modulazione del fisiologico assorbimento dei nutrienti presenti nella dieta, che tramite le complesse interazioni nervose che hanno portato a definire l’intestino “secondo cervello”: qui sono infatti localizzati oltre cinquecento milioni di neuroni, organizzati in reti intercomunicanti, essenziali per un’adeguata funzione gastrointestinale.

Probiotici ed eubiosi eubiosi ed intestino

Questa nuova importantissima classe di preparati per la salute ha radici antichissime, nell’impiego di alimenti e bevande fermentate, presente nelle tradizioni di tutti i popoli della terra. Il battesimo del termine “probiotico” risale ai primi anni del secolo scorso, quando il biologo russo Elie Metchnikoff (Илья Ильич Мечников: Premio Nobel per la Medicina nel 1908) ipotizzò che la longevità dei contadini bulgari fosse correlata al consumo di prodotti del latte fermentato. Oggi, con il termine probiotico, si considera un microorganismo normalmente ospite dell’intestino umano, capace di resistere all’azione successiva di succhi gastrici, enzimi intestinali e sali biliari, capace di colonizzare l’intestino con effetti benefici (eubiosi) per la salute umana, antagonizzando microrganismi patogeni e contribuendo alla riduzione di sostanze tossiche. Tra le specie benefiche ricordiamo: Bifidobacteria: B.animalis, B.breve, B.infantis, B.longum, B.adolescentis, B. lactii, Lactobacilli: L.acidophilus, L.casei, L.jonsonii, L.reuteri, L. rhamnosus, L.salivarius, L.plantarum, L.crispatus. Eubacteria. I probiotici non vanno confusi con i “prebiotici”, disaccaridi non digeribili, presenti in alcuni alimenti o anche commercializzati come integratori, che aiutano crescita e attività dei batteri probiotici presenti nel colon. Associazioni di probiotici e prebiotici in uno stesso integratore vengono chiamate “simbiotiche”, e servono a fornire un substrato energetico specifico alla flora batterica presente nel colon. L’utilità dei probiotici è legata a molteplici fattori: in primo luogo la competizione con microrganismi dannosi per sottrazione di nutrimento e/o per occupazione dei siti di adesione a livello delle pareti intestinali. La fermentazione lattica operata dai probiotici porta produce ad acidi carbossilici a corta catena e acido lattico, con diminuzione del pH intestinale e creazione di un ecosistema favorevole ai simbionti e non ai patogeni, la cui diminuzione porta ad una riduzione di metaboliti tossici proinfiammatori per la mucosa intestinale e dannosi per la salute dell’organismo, come l’ammoniaca, tossica per il cervello e nitrosamine cancerogene, a livello epatico.

 Campi di impiego dei probiotici

La diarrea associata agli antibiotici (AAD, Antibiotic-Associated Diarrhea) è uno dei principali campi di utilizzo di probiotici, con efficacia che dipende dai ceppi probiotici utilizzati e dal loro dosaggio. Si sono registrate riduzioni fino al 50% dei casi diarrea. In nessuno di questi studi sono stati riscontrati effetti avversi. Fra i tanti disponibili in letteratura ricordiamo un studio inglese del 2007, che ha evidenziato come il consumo preventivo di un prodotto a base di latte fermentato con Lactobacillus casei, in aggiunta ai normali fermenti dello yogurt, riduca l’incidenza di diarrea associata ad antibiotici e ad infezione da Clostridium difficile. Uno studio del 2010 suggerisce che gli effetti positivi dei probiotici nella prevenzione di infezioni secondarie a terapia antibiotica possano essere correlati al fatto che l’ingestione di batteri non patogeni contribuisca a sollecitare il sistema immunitario, mantenedolo attivo. I probiotici sono utilizzati nella prevenzione di diarree infettive da rotavirus nei bambini. I batteri che coloniz – zano l’intestino sono in grado di modulare il sistema immunitario mucosale; attraverso un “dialogo incrociato” (cross-talk) con il sistema immunitario intestinale (GALT, Gut Associated Lymphoid Tissue). L’interazione probiotici/ immunità è di grandissimo interesse e ancora in fase di studio, anche se alcune ricerche hanno di – mostrato che l’assunzione di probiotici probioti – ci può diminuire l’incidenza di infezioni respi – ratorie (e anche di carie) nei bambini, e gravità e durata della diarrea del viaggiatore negli adulti. Riguardo a fenomeni di ipersensibilità un potenziale meccanismo appare connesso con la desensibilizzazione dei linfociti T verso stimoli pro-infiammatori, che spiegherebbe l’effetto di alcuni ceppi probiotici nella dermatite atopica e nell’asma nei bambini. Visto che i batteri lattici sono in grado di trasformare il lattosio in acido lattico, inoltre, l’assunzione di determinati ceppi attivi può aiutare soggetti intolleranti al lattosio. Alcuni probiotici possano migliorare la qualità di vita in pazienti affetti da disfunzioni gastrointestinali (gonfiore, dolori addominali). I batteri lattici sono utili anche nel trattamento delle infezioni da Helicobacter pylori (ulcera peptica) in associazione ai farmaci utilizzati allo scopo. Molte malattie gastroenterologiche, dalla malattia infiammatoria intestinale, al colon irritabile, trovano possibile causa nell’alterazione della flora microbica. Anche nei soggetti obesi è nota alterazione della flora, ren – dendo razionale la messa in atto di strategie probiotiche. Anche il trattamento della stipsi cronica rientra nei campi di utilizzo dei probiotici, specie se associati a fibre prebiotiche. Altri ambiti di utilizzo di probiotici sono le patologie da malassorbimento di minerali, la prevenzione di proliferazione di flora patogena in condizioni di stress, la prevenzione delle infezioni chirurgiche e il trattamento di infezioni uro-genitali, dove ricerche in vitro hanno evidenziato efficacia nel trattamento di infezioni del tratto urinario e nel – le vaginosi batteriche, dove i probiotici possono interferire con la microflora vaginale patogena. Gravidanza e allattamento rappresentano altre importanti situazioni di impiego dei probiotici nella prevenzione delle atopie dell’infanzia. Gli studi in corso più interessanti riguardano l’Oncologia (prevenzione del tumore del colon) e l’ambito metabolico e cardiovascolare (ipercolesterolemia, ipertensione).

By |2018-07-09T19:10:58+00:00luglio 8th, 2018|Salute|

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Mamma, giornalista, curiosa della vita sempre in cerca di novità: tutte queste caratteristiche mi hanno portato ad iniziare un viaggio nel mondo olistico, un vero e proprio raggio di sole in un presente in cui il grigiore troppo spesso prende il sopravvento.

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